Arzana, il paese della longevità


A 700 metri sul livello del mare si trova Arzana, un piccolo centro nella provincia di Nuoro, famoso oggi per la longevità dei suoi abitanti, tanto da essere annoverata tra i pochi e prestigiosi territori appartenenti alla “Blue Zone”.


CENNI STORICI e SITI ARCHEOLOGICI

Le origini del nome Arzana sono, ancora oggi oscure .
Secondo la teoria più accreditata deriverebbe dal latino “aer sana”, che metteva in risalto l’aria buona che vi si respirava data la favorevole posizione geografica del paese.
Non è possibile risalire al momento della fondazione del paese nel suo attuale sito, ma la frequentazione del territorio è stata certamente in età prenuragica, come dimostra la presenza della domus de janas di Perdixi, e in epoca nuragica; sono, infatti, numerosi i resti di testimonianze archeologiche relative a questo periodo: i villaggi di Ruinas, nucleo del Gennargentu e principale monumento del paese, Adana, Bidda ‘e Silisè, Forru, Mundau e Gidinis. Cocci di ceramica presenti nel versante sud del Gennargentu e la scoperta del villaggio “Idda ‘e Silisè rimandano alla dominazione

romana. Intorno al 1300, le popolazioni residenti nei villaggi del Salto di Silisè, porzione arzanese del Gennargentu, migrarono ad Arzana a causa della diffusione di una pestilenza. A valle del paese, si evidenziano tracce del periodo nuragico con le tipiche costruzioni di Arredabba, Gilorthi, Biddadeni, Sa Pentuma e Piscina Niedda e, all’interno del centro abitato, la località termale “Su Angiu”, di epoca romana, era visibile fino al 1800. Passata dal giudicato di Cagliari a dominio della famiglia Visconti e successivamente conquista aragonese, sotto la signoria di varie casate fino al 1807, Arzana divenne parte della provincia dell’Ogliastra e oggi conta circa 2500 residenti.


ARZANA E I SUOI MONUMENTI

All’interno dell’abitato troviamo alcune opere realizzate dall’artista Pinuccio Sciola (San Sperate, 15 marzo 1942 – Cagliari, 13 maggio 2016), la prima scultura, sita in Piazza San Rocco, nella parte alta del paese, denominata “Monumento al Pastore” (1996).
Sempre negli anni ’90, l’artista dedicò ai caduti in guerra di Arzana una sua opera che si può vedere nella piazza conosciuta proprio come “Piazza dei caduti”, situata al centro del paese in via Garibaldi e una pittura all’interno della “Sala Polifunzionale” sita in Via Satta. (sala in onore del personaggio arzanese di spicco Anselmo Contu).

La statua dedicata a San Michele Arcangelo, posta sulla cima del Monte Idolo, a 1240 m.t.l.m., è stata fatta realizzare nel 1974 dal canonico Onorio Stochino, nativo di Arzana e a lungo rettore del seminario sotto il vescovo Mons. Delogu.

Sempre al centro del paese troviamo i giardinetti pubblici al cui interno possiamo osservare una statua dedicata al famoso evento gastronomico del Porcino D’Oro e il monumento di Monsignor Virgilio.

 

 

 


Arzana, nomi e personaggi

Anselmo Contu

Nasce ad Arzana il 18 aprile del 1900. Frequentò le prime scuole in paese, poi il seminario a Tortolì, ed il Liceo Classico Dettori a Cagliari. Rimasto orfano di entrambi i genitori fu costretto ad interrompere i suoi studi liceali ed occupare a soli 15 anni il posto del padre, divenendo così il nuovo maestro degli arzanesi. Successivamente riprese a studiare e si laureò in giurisprudenza all’Università degli Studi di Cagliari a 24 anni, con una tesi dal titolo “Le Libertà giuridiche e le leggi sulla stampa”. Prese parte al movimento autonomista sardo subito dopo la Prima Guerra Mondiale e fu guida della direzione de “Il Solco”. Si rifiutò di aderire al fascismo e, successivamente, trasferitosi a Lanusei, decise di intraprendere la carriera di avvocato.

Nell’immediato dopoguerra fu nominato Commissario e nell’autunno ’46 divenne membro della Consulta Regionale Sarda. Partecipò cosi alla stesura delle Statuto speciale per l’Isola.
Nel 1949 fu eletto Consigliere Regionale e divenne Presidente dell’Assemblea, ossia il primo della storia autonomistica sarda. Morì a Cagliari nel 1973.
L’edificio in cui Anselmo Contu è nato è situato nel centro storico di Arzana denominato “Castana”.

Stanis Dessy

Nasce il 24 agosto del 1900 ad Arzana. Figlio di un medico intraprende gli studi classici a Cagliari ma decide di interromperli per seguire la sua passione, l’arte, trasferendosi a Roma dove grazie a una borsa di studio frequenta l’accademia delle belle arti per poi tornare in Sardegna nel 1921 dove intraprende un’intensa attività, traendo ispirazione da artisti locali quali Francesco Ciusa, Filippo Figari e Felice Melis Marini e collaborando alla decorazione della chiesa e del cimitero di Sassari e a molti altri progetti.

Dal 1928 partecipa alla I Biennale d’Arte Sarda, alla Mostra Internazionale d’Incisione di Chicago, alla Biennale di Venezia.
Nel 1935 vince il premio per la xilografia nei Concorsi della Regina, iniziando poi a insegnare all’università di Sassari.
Muore a Sassari nel 1986.
La sua casa natale è sita ad Arzana al centro del paese in via Sardegna ed è stata recentemente ristrutturata, apponendovi una targa in suo onore.


Siti minerari

Il territorio di Arzana, oltre a vantare la presenza di numerosi siti archeologici, ospita diverse miniere, esaurite ormai da tempo, di cui oggigiorno si possono osservare solo gli scavi e le discariche conseguenti al loro utilizzo. Sebbene tali giacimenti fossero numerosi, questi si presentavano poveri nel loro contenuto, per questo il loro sfruttamento avveniva per un periodo limitato.
Il suolo è composto da una potente formazione di roccia scistosa, metamorfica e siluriana, che contiene banchi e lenti carbonatiche mineralizzate.
Le mineralizzazioni conseguenti presentano: ematite, pirrotina, calcopirite, melnicovite, fluorite, magnetite, pirite, blenda e galena con subordinate; si possono riscontrare anche altri materiali quali gli ossidi di ferro e di rame e la goetite.
Oggi, della presenza di tali giacimenti rimangono tracce esigue e pochi riconoscibili, come quella di Genna ‘e Contu, conosciuta anche come Bacu Furau, accessibile dalla S.S. 389, e posta a sud del lago Flumendosa.
In questo sito si è potuta riconoscere una mineralizzazione filoniana a fluorite in ganga quarzosa e una prevalenza di magnetite. Quest’area mineraria risulta attiva già dal 1881 per quanto riguarda l’estrazione del ferro e, dal 1918 al 1940 per piombo e zinco. È stata qui realizzata, a tale scopo, una galleria ed una trincea. Un’ulteriore galleria era collegata alla precedente tramite fornello. Altre miniere si possono osservare nel territorio
circostante il paese oltre che nel centro abitato (Cuccurone).


Siti e popolamenti naturali

L’areale del Gennargentu comprende un’estesa zona montuosa posta nella parte centro orientale della Sardegna; in quest’area troviamo le più alte vette dell’Isola come punta la Marmora appartenente al comune di Arzana, che spicca con i suoi 1834 m s.l.m. su un paesaggio incantato, selvaggio e indomabile.
Le sue cime sono di antica formazione e per la sua particolare flora e fauna è tra le zone di protezione speciale.

Il clima della zona, con particolare incidenza dei venti da N-O e le precipitazioni concentrate prevalentemente nei mesi autunno-invernali e il tipo di suolo, hanno agevolato lo sviluppo di particolari specie vegetali quali il tasso (Taxus baccata),leccio (Quercus ilex), quercia da sughero (Quercus suber), roverella (Quercus pubescens), agrifoglio (Ilex aquifolium), e, tra le erbe medicinali più conosciute, la digitale rossa (Digitalis Purpurea), la genziana maggiore (Gentiana Lute), l’elicriso (Helichrysum italicum) e l’iperico chiamato anche Erba di San Giovanni (Hypericum perforatum l .).

La morfologia del territorio del Gennargentu è divenuto dimora adatta a specie tra le
quali il geotritone del Supramonte (Speleomantes supramontis), la lucertola del Bedriaga (Archaleocerta bedriagae), la biscia d’acqua sarda (Natrix cetti), l’aquila reale (Aquila chrysaetos), il falco pellegrino (Falco peregrinus) , la lepre sarda (Lepus capenzis), la volpe (Vulpes vulpes), il cinghiale (Sus scrofa) e il muflone (Ovis musimon),ora specie protetta.
Il territorio arzanese ,oltre a diversi monumenti archeologici noti, possiede numerosi siti di notevole importanza ambientale, alcuni rinomati e altri meno conosciuti ma sempre di inestimabile bellezza.

Punta la marmora

La cima più elevata della Sardegna,sita nel territorio arzanese a 1834 m.s.l., deve il suo nome al Gen. e scienziato Alberto Ferrero La Marmora poiché fu lui ad effettuare le misurazioni del crinale e del punto più alto.
Le rocce che formano la montagna sono scisti metamorfici risalenti al Paleozoico.
A causa del clima sfavorevole, la vegetazione presente nelle pendici è rada o formata da piccoli arbusti, mentre la cima, di forma arrotondata, è quasi del tutto sguarnita.
Su uno dei versanti, nella zona di Tedderieddu, è presente una formazione di tassi secolari.

Tedderieddu e gole di pirincanis

Alle pendici di punta La Marmora si trova la foresta di tassi denominata Tedderieddu che racchiude al suo interno dei tassi secolari fra i più antichi al mondo, un patrimonio preziosissimo sopravvissuto al tempo e testimonianza del passato glorioso di questo bosco .
Situato in uno dei punti più alti del versante orientale del Gennargentu si trovano le suggestive Gole di Pirincanis: qui si sono formate, nel corso delle varie ere, piscine d’acqua cristallina, come monumenti architettonici, che sfociano in varie cascate di diversa grandezza tra queste la più grande presenta un salto di oltre 15m.

Una delle cime del Gennargentu dove sorge Arzana, è il Monte Idolo alto 1240 m , costituito in parte da graniti bianchi e rossi e attraversato da vari corsi d’acqua e torrenti che convergono nel bacino del Flumendosa.

Per quanto riguarda la vegetazione gran parte del territorio è  ricoperto  da fustaie di pino (Pinus pinea, Pinus radiata, Pinus pinaster) ma anche da leccio (Quercus ilex) che si trovano principalmente sul versante nord in cui sono presenti anche alcuni nuclei di pino nero e cedro. Una ricchezza da molti invidiata è la presenza in questi territori del pregiatissimo Porcino, le cui varietà sono apprezzate in tutto il mondo soprattutto in occasione della manifestazione a lui dedicata: “Il Porcino d’Oro”

Grazie alla sua altezza consente di avere il miglior panorama su tutta l’Ogliastra rendendo suggestive attività quali passeggiate a cavallo o a piedi e percorsi in bicicletta organizzati.


La cucina arzanese

Culurgiones

Formati principalmente da due impasti, i “culurgiones” hanno una sfoglia molto semplice, composta da farina 00, acqua e il ripieno è costituito da patate bollite, formaggio di vario genere (pecorino dolce sardo, ecc.. ), sale e uno spicchio d’aglio a piacimento. Vengono poi cucinati nell’acqua in ebollizione e conditi con sugo o con una crema di porcino nei mesi autunnali.
La loro particolarità risiede anche nella forma: infatti vengono chiusi con una tecnica particolare che gli conferisce le sembianze di una spiga di grano

Orrubioloso

Altro piatto tipico arzanese sono gli “orrubioloso” frittelle di patate, formaggio (casu ‘e vitta) e farina fritte nell’olio d’oliva. In realtà il piatto non è cosi semplice come sembra e la difficolta maggiore sta nel bilanciare tutti i sapori come il gusto preponderante del pecorino con la dolcezza della patata per ottenere un impasto omogeneo che si presti alla lavorazione.

Anguli ‘e cibudda

E’ composto da zucca, cipolla, pomodoro, zucchina tagliate a pezzetti, patate e un formaggio tipicamente sardo, “su casu ‘e vitta “, molto salato. L’impasto viene poi cotto nel forno a legna, riposto sulle foglie di cavolo che gli conferiscono un sapore ancora più deciso. Nell’antichità era considerato un pasto veloce da portare durante il pascolo o quando si raccoglievano le olive proprio per la sua praticità.

Il pane

Il pane è sempre stato un alimento preminente nella tradizione arzanese e la sua tipologia cambiava a seconda delle possibilità economiche: i grandi proprietari di terre o bestiame erano soliti consumare il pane bianco o “pani e trigu” e il “pistoccu e trigu”, mentre nelle famiglie più povere si produceva “su civargiu” (una sorta di focaccia composta di farina di grano, orzo e crusca) oppure il “pistoccu ‘e orgiu” (fatto di orzo).
Il pane bianco veniva preparato con la semola, impastata con acqua tiepida, sale e lievito naturale. L’impasto ottenuto deve essere lavorato duramente con le mani o con macchinari appositi. Quando il composto risulta essere più malleabile (carasiau), deve essere suddiviso in piccoli pezzi per poi dare a questi la forma desiderata. Il disegno del pane prevede di tagliuzzarne i bordi con delle forbicine per poi essere cotti a forno caldo.

Su pistoccu

E’ un tipo pane a sfoglia che prevede l’utilizzo di farina con del lievito sciolto nell’acqua e amalgamato. A questo composto (su framentu) viene aggiunta ulteriore farina e il tutto deve essere avvolto in panni di stoffa per poi essere lasciato lievitare per un paio d’ore. Altra farina con acqua salata, insieme a su framentu, viene lavorata fino ad ottenere un prodotto uniforme. Si possono aggiungere patate schiacciate a piacimento per poi continuare a lavorare la pasta ottenuta ed essere suddivisa in parti più piccole da sistemare su un piano ed essere lavorate fino ad ottenere delle forme rettangolari di ridotto spessore e lasciate nuovamente lievitare. Al raggiungimento di un’alta temperatura del forno a legna, i rettangoli vengono messi a cuocere e, nel momenti in cui questi si gonfiano, devono essere estratti per poi venire tagliati lungo i bordi con un coltello. Le sfoglie ottenute vengono adagiate una sull’altra e, ormai sfreddate, devono essere rimesse a cuocere per la fase finale della produzione, ossia la biscottatura.

Sa trattalia

“Sa trattalia” (coratella) viene preparata con le interiora di agnello o capretto. Si affettano fegato, cuore, polmoni e un po’ di lardo. Il tutto si infila in uno spiedo per poi essere avvolto da un velo di grasso (sa nappa) e su cui si intrecciano gli intestini (sa stintina). Ultimata la preparazione, lo spiedo viene fatto girare davanti al fuoco lentamente per circa un’ora e nel frattempo deve essere cosparso di sale.

Is pardulasa

“Is Pardulasa” o formagelle sono dolci tipici costituiti da una sfoglia esterna di farina, uova, strutto, sale e acqua e da un ripieno di “casu ‘e mattula” (un tipo di formaggio fresco del luogo), zucchero, farina 0, uova e buccia di limone grattugiato. Si amalgamano quindi tutti gli ingredienti che costituiscono la sfoglia per poi formare con l’impasto dei dischetti su cui adagiare le palline formate dal composto del ripieno. Per chiudere il tutto si ripiega la sfoglia sul ripieno cercando di formare una sorta di stella. Si mettono a cuocere in forno a temperatura molto alta per circa 15 minuti.

Su pani ‘e congiu

È un dolce che, nella tradizione, viene preparato nel periodo dedicato alla commemorazione dei defunti. È costituito da farina, vino cotto, miele, noce moscata, sale e lievito di birra. La glassa che può, a discrezione, essere spennellata su questo è fatta dal bianco dell’uovo e zucchero. Al tutto viene dato una forma di pagnotta e , dopo essere state lasciate lievitare, vengono messe in forno e decorate con la glassa.


Abbigliamento tradizionale

Abito da festa

E’ conosciuto in due versioni. La prima sotto è ritenuta quella più antica ed è costituita da un copricapo (su colore) di panno rosso contornato con del raso nero e, talvolta, rifinito con una filatura dorata. Una catena d’argento (ir ganciusu) ferma i lembi intorno al viso.

La camicia (sa camisa) è bianca senza bottoni, con dei ricami realizzati a filet su petto e maniche. Sulla camicia poggia su cossittu (il corsetto) di seta damascata arancione, con rifiniture dorate nei bordi e un’altra coppia di ganci in argento che chiudono nel ventre.
La gonna (sa fardetta) è di panno marrone, completamente plissettata ad esclusione della parte frontale in cui poggia il grembiule.

La balza è costituita da tre fasce di seta ricamate a fiori di vari colori e il numero delle fasce era determinato dalla classe sociale. Il grembiule è nero orlata con una fascia di seta fiorita.

La seconda versione ha una prevalenza evidente del colore viola ed è oggi il costume più riprodotto e utilizzato per le sfilate.

Originariamente il copricapo era uno scialle (su sciallu) nero e viola con disegni diversi e con una bordatura a fili di macramè. Oggi il copricapo utilizzato con questo tipo di costume è lo stesso della versione più antica.

La camicia è la stessa della versione precedente e il corpetto, prima utilizzato a maniche lunghe, è ora un corsetto (cossittu) in seta damascata viola contornato con delle fasce di sfondo viola e fiori colorati e viene anch’esso tenuto con dei ganci in argento.

La gonna è la stessa della versione precedente eccetto che per le fasce, anch’esse viola con decorazioni floreali come per il grembiule

Abito da sposa

Esistono tantissime varianti dell’abito da sposa che si distinguevano per colore e materiale; solitamente erano realizzati in lana fine e lavorata o i più pregiati in seta.
I colori più utilizzati erano il rosa antico, il celeste, il blu, il viola e il marrone.
La gonna (sa fardetta ) era plissettata e sopra di essa veniva allacciato il grembiule nero ,in seta o raso con inserti in pizzo e ricami .
La camicia ( sa camisa), come quella dell’abito da festa, era in cotone bianco ed era abbellita da pregiati ricami nel petto e nei polsi, e sopra “Sa camisa” veniva messo “su pannu ‘e pettu” ossia un panno di tulle.
Il giacchino (su cippone) presenta gli stessi colori della gonna; e le maniche ornate con inserti floreali, venivano ripiegate in modo da far intravedere il bordo ricamato in pizzo e inamidato della camicia (fulania).

Lo scialle (su sciallu), solitamente di grandi dimensioni, riprendeva le tonalita’ dei colori dell’abito e quasi sempre presentava delle lunghe frange.
Il materiale utilizzato poteva variare dalla pregiatissima seta ad un semplice panno in stoffa.
Il tutto era arricchito dalla prezenza di gioielli di manifattura sarda d’oro e corallo.

Abito maschile

Gli uomini non avevano un diverso abbigliamento per ogni circostanza. Tendenzialmente il loro vestiario era costituito da: un berretto (sa berritta) di panno nero con forma tubolare e lunga circa 50 cm, che si adagiava sulla spalla (nelle attuali sfilate tale copricapo non è più in uso); una camicia (sa camisa) di cotone bianco con ricami su colletto, petto e polsini e due bottoni in argento chiudono il colletto arrotondato; il giacchino (su cippone) è anch’esso di panno nero, con bordi in filo viola e delle applicazioni in panno rosso, con cui è foderato anche all’interno. L’abbottonatura è posta a sinistra e i bottoni sono cinque o sei in argento inseriti in asole con rifinitura in rosso.

Può essere presente un’apertura sotto le ascelle che mette in evidenza la camicia;

il gilet è in pelle (este ‘e pedde) marrone bordato con velluto nero; i calzoni (raga ‘e lana) infilati nei gambali (cartzas) neri, sono fatti con lana bianca e coperti nella parte superiore da un gonnellino (gunnedda) nero in panno plissettato con rifinitura in nastro viola.

 

 

 


Arzana nella BLUEZONE

L’incremento eccezionale della speranza di vita che caratterizza alcuni Paesi come il nostro, ha spinto molti ricercatori a indagare sulle peculiarità territoriali, culturali e sociali di questi luoghi annoverati tra le cosiddette “BLUE ZONE” (Poulain, Pes et al., 2006) di cui l’Ogliastra insieme all’isola di Ikaria in Grecia, ad Okinawa in Giappone, alla penisola di Nicoya in Costarica, e infine a Loma Linda, in California fa parte: qui il livello di longevità è fra i più alti al mondo e proprio Arzana può annoverare un primato a riguardo, riconosciuto ufficialmente.

Studi genetici condotti mostrano una diversa conformazione fenotipica e genotipica degli abitanti (ad esempio Angius et al., 2001) ma anche lo stile di vita, gli aspetti culturali e l’alimentazione ricca di verdura, frutta e legumi in particolare sembrano aver inciso su questo traguardo. I nostri anziani conducevano un’esistenza non basata sull’agiatezza ma sulle fatiche del lavoro nelle campagne che inducevano ad una attività fisica costante dove grosse quantità di cibo non sempre erano disponibili ma ci si accontentava di ciò che offriva la natura e dei frutti del proprio lavoro che generalmente riguardavano l’agricoltura e la pastorizia. Una percentuale di merito pare si possa essere attribuito, oltre alle particolarità del nostro paese qui descritte, ad altre di natura psicologica quali la considerazione dell’anziano come membro attivo della società e quindi mai abbandonato, che lo portano così ad avere un alta considerazione di se stesso anche in età avanzata, con una buona stima delle proprie capacità cognitive e metacognitive (Fastame e Penna, 2012), sentendosi fino alla fine un elemento essenziale per la propria famiglia e il proprio contesto.